mercoledì 31 gennaio 2018

Assassin's Creed: Mito, Storia e Videogioco - Prima Parte

Di seguito un articolo dedicato ad Assassin's Creed Origins scritto da me e pubblicato su Everyeye.it (clicca QUI per leggere l'originale)

Origins aggiunge nuovi tasselli all'universo di Assassin's Creed, riscopriamo insieme questa avventura lunga un decennio...


Con l'uscita della sua più recente iterazione egizia, Assassin's Creed, brand di punta della Ubisoft, ha raggiunto i 10 anni di anzianità. Lungo questa decade di intrighi, cappucci e lame celate si è cristallizzato un racconto che tra epica moderna, elementi sci-fi e metanarrativa narra una storia ucronica antica come il mondo. Lungo le epoche, tra società che crollano e civiltà che sorgono, si muove sibillina una faida atavica dalla quale dipende l'esistenza dell'umanità. Una lotta tra libero arbitrio e ordine dispotico, quella tra Assassini e Templari, ha plasmato le sorti del pianeta tutto. Questo è Assassin's Creed, un racconto epico che, col suo universo espanso e transmediale, ha catalizzato su di sé l'attenzione di milioni di fan. Tra fumetti, corti e spin-off tuttavia, districarsi in questo dedalo di colpi di scena, doppi giochi e revisionismi storici si è fatto arduo, complice un'utenza attentissima alla coerenza narrativa che, vorace di misteri da risolvere, è anche pronta a contestare con vigore le incongruenze. Chi vi scrive ha seguito le vicende fin dagli albori, collezionando scoperte e spiegazioni utili per apprezzare al meglio questa avventura ciclopica. Che siate dunque fan dell'ultima ora o fan sfegatati della vecchia guardia, benvenuti e ben ritrovati, questa rubrica è per voi.

Assassin's Creed Origins arriva in un momento della vita del brand dove inserirsi nel racconto richiede una cautela fuori scala. Nonostante le criticità raggiunge il suo obbiettivo con straordinaria efficacia con un innesto che riesce nel raro intento di creare quella che potremmo definire la lore della lore. Dove per lore si intende quel complesso di conoscenze e informazioni che si sviluppano intorno ad un universo narrativo, Origins interviene esaltando la mitologia del brand che attinge a piene mani dalla Storia didattica.

Il risultato è singolare: tra i riferimenti storici e quelli ex-novo ideati dalla script writer Jana Sloan van Geest, il credo degli Assassini e la sua origine vengono osservati da una nuova prospettiva, guadagnandone in spessore.

Cronache Occulte

Poco si conosce dell'effettiva storia della setta degli Assassini. Travolti dalla furia delle invasioni mongole, di loro è giunto fino a noi solo l'eco delle incredibili gesta. Sappiamo che furono una setta di stampo ismaelita, attiva in Persia dal XI secolo.

Temuti da tutte le fazioni in gioco nei grandi tumulti che plasmarono il medioevo in Terra Santa, si guadagnarono la reputazione di angeli della morte per via delle loro strategie di combattimento: i guerrieri che ne componevano le fila si muovevano invisibili tra la folla, in pieno giorno, mescolandosi tra le genti, parlando adesso latino, adesso arabo, greco, sotto le mentite spoglie di scriba, mercanti o militari, fino a raggiungere col loro pugnale l'obiettivo designato. Un comandante, uno sceicco, un re cristiano... chi periva sotto i loro fendenti era sempre un appartenente alle alte sfere, con cariche importanti, eliminazioni mirate per destabilizzare le gerarchie nemiche. Tutto veniva fatto alla luce del sole, come monito. Arroccato nella fortezza di Alamut, il Nido dell'Aquila, il Vecchio della Montagna, così era chiamato il loro signore, influenzava gli esiti dei conflitti tra saraceni e crociati.

Degli Assassini giungono ai nostri tempi poche testimonianze, ma il loro lascito è attecchito nel linguaggio comune.

Un poeta provenzale scriveva: "Così come gli Assassini servono senza fallo il loro signore, così io servo Amore con costante lealtà". Un giovane Dante si dichiarava devoto all'amata "più che Assassino al veglio e a Dio il presto". In poco tempo gli Assassini divennero quindi il paradigma della dedizione più assoluta. Marco Polo ne Il Milione raccolse testimonianze del suo viaggio verso il lontano oriente, nel suo racconto dice di essere stato ospite del Vecchio della Montagna, cosa assai improbabile dato che intraprese il suo viaggio assieme al padre Niccolò nel 1271, quando la setta era ormai stata cancellata dall'avanzata di Hulagu Khan da più di quindici anni. Prima che finissero nell'oblio dei vinti, una scissione scosse la setta dall'interno nel 1210, e da questa separazione nacque il gruppo insediatosi nella siriana Masyaf, la stessa fortezza che fa da sfondo alle vicissitudini del leggendario Altair.

Le avventure di Bayek spostano le lancette della genesi un millennio più indietro rispetto alla cronistoria nota dell'aquila siriana. Le origini del Credo affondano dunque le radici nella sabbia dell'Egitto tolemaico, dove un medjay, uno sceriffo dell'Antico Regno, dismette i panni di servitore del Faraone per indossare quelli di Occulto, elusiva figura che difende il popolo nell'ombra. Sembra inoltre che gli insegnamenti che Bayek ha ereditato da suo padre determinino gran parte del Credo che poi diverrà proprio degli Assassini della Terra Santa.

"Io sono un Medjay. Sono una piuma nell'ala dell'Aquila. Un pugnale che vive, piovuto dal cielo per debellare il caos. Sono la verità celata, un fodero vuoto. Un figlio del Nilo e un difensore del popolo. Non posso morire, perché io già cammino tra i morti. Vienimi incontro e io ti guiderò a casa."

Questa è la preghiera del Medjay, promessa di aiuto ai deboli. Noterete che simbolismi quali l'aquila (amplificato dal richiamo continuo a Khemu, vera origine di tutte le azioni del duo egiziano), il pugnale e l'elusività proprie della figura dell'assassino, nel mondo di AC partono da qui, consolidandosi nella forma che da Altair giunge fino a Desmond Miles.

Ritualità ed ergonomia di una lama nascosta

Uno degli aspetti più pittoreschi di Assassin's Creed ottiene finalmente la sua storia. Nel 2006, quando i primi trailer giravano su YouTube con la strabiliante qualità di 360p, tra le cose mostrate da questo nuova IP ciò che più di tutte fece salire un brivido di hype lungo la schiena dei giocatori fu quella che sembrava a tutti gli effetti un'arma medievale credibile, possibile. La lama celata, un'arma che garantiva discrezione senza sopperire in letalità. Il temibile strumento di morte riprende le cronache sulla setta che vedono gli Assassini eliminare i loro obiettivi con uno specifico pugnale. Essi infatti non utilizzavano altri mezzi, niente armi da lancio, niente veleni. L'atto era investito di una certa carica rituale, e non a caso, almeno nei primi capitoli della saga, gli obbiettivi si potevano finire esclusivamente con la lama celata in nostro possesso. Questa carica rituale è dunque riproposta ma su più livelli. Per poter essere utilizzata la lama celata di AC richiede un sacrificio: l'amputazione dell'anulare. La pratica è un misto di ritualità e necessità funzionali. Se da una parte l'amputazione è un gesto di dedizione, dall'altra permette al proprietario della lama di potervi chiudere intorno il pugno con fermezza.

Con Origins scopriamo come nasce questa natura duale, con Bayek che pur di eliminare il suo avversario, fa scattare il meccanismo di rilascio della lama, incurante della falange che si intromette tra l'arma e la sua vittima. Il prezzo da pagare per uccidere il Serpente diverrà in seguito il simbolo di una devozione esasperata al credo, un atto di fede, che negli ultimi anni di vita di Altair verrà abrogato dalla corsa agli armamenti per contrastare i nemici di sempre, i Templari. Il mentore della confraternita levantina sarà infatti il primo ad usare due lame, strumento di morte che si riproporrà sempre in coppia a partire da Ezio Auditore.

Papà, salta!

Si narra che nel 1194, il Conte Enrico di Champagne, allora reggente di Gerusalemme, fece visita al Vecchio nella sua roccaforte tra le montagne.

Mentre camminavano lungo le mura della fortezza iniziarono a parlare di obbedienza. "Ti mostrerò il suo vero significato" disse il Gran Maestro Assassino. Li nei pressi erano seduti alcuni giovani adepti vestiti del loro bianco distintivo. Ad un cenno del loro signore, due di loro si gettarono dai torrioni, nel vuoto, senza esitazione. "I miei uomini non conoscono la paura, per questo non temiamo alcun nemico". Enrico di Champagne rimase talmente sconvolto dall'accaduto da abbandonare qualsiasi intento di sottomettere la setta. Questo episodio è il fondamento storico dal quale il team di Patrice Désilets attinse per dare vita a uno dei tratti più caratteristici di Assassin's Creed, il Salto della fede, manovra evasiva e rocambolesca scorciatoia che ci permette di abbandonare le vette più alte sfidando ogni legge di impatto contro il suolo. L'evento nella sua forma storica è ripreso dalla saga replicandone l'intento intimidatorio, con Al Mualim che ordina ad Altair e compagni di lanciarsi nel baratro per mostraro al Templare Robert de Sable l'indomita virtù dei suoi adepti.

Con l'arrivo di Origins questo gesto acquista una valenza tribale, una prova di coraggio che sancisce il passaggio alla maggiore età di chi la compie. Il piccolo Khemu, su invito di suo padre si sarebbe dovuto tuffare senza esitazione nelle acque dell'oasi di Siwa, ma gli eventi hanno portato il destino del figlio di Bayek su altri sentieri.

Vivi secondo il Credo

Trattieni la lama dalla carne degli innocenti, nasconditi alla vista, mai compromettere la confraternita. I principi del Credo sono la sintesi della figura storica dell'Assassino, in particolare la terza regola si rifà alla tendenza ad immolarsi perpetrata dagli adepti della setta. Il coraggio con cui gli adepti sfidavano la morte era incentivato dall'assicurarsi un aldilà di promesse infinite, con modalità non dissimili con le quali il clero del tempo assicurava il paradiso a tutti i crociati che perivano per la conquista di Gerusalemme. Il gesto inoltre garantiva l'impossibilità di fare prigionieri, tutelando la setta da tradimenti e attacchi a sorpresa. Sebbene vi siano solide basi storiche, l'arrivo di Origins riscrive le motivazioni alla base del Credo. Scopriamo così che trattenere la lama dalla carne degli innocenti acquista un valore quasi filantropico, come il recente DLC The Hidden Ones racconta, e che l'agire nell'ombra, con discrezione e segretezza, nasce dalla necessità di contrastare un nemico subdolo. Un espediente che umanizza e ridimensiona la carica istituzionale dei valori del Credo, ma che li rende notevolmente più concreti.

Ubisoft ha insomma fatto in modo che la saga potesse attingere dalla sua stessa storia per sviluppare le future derivazioni. Da questo punto in avanti sarà infatti impossibile non vedere qualcosa del lascito di Bayek nella figura degli altri Assassini. Che sia un cappuccio col becco o un anulare di meno, tutto racconterà dell'Ombra di Siwa. Sorprendentemente tutto risulta come valore aggiunto, senza sostituirsi: l'impronta storica infatti è ancora viva in Assassin's Creed, che col suo modo di riproporre epoche lontane, continua a rappresentare una singolare macchina del tempo, le cui destinazioni non sono certo in linea coi testi accademici, ma che conserva sempre la carica suggestiva del Passato.

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